Deutschland

14 luglio. Campeggio Insel. Bamberga.

Il fiume Reigniz scorre a 2 metri circa da me, dalla nostra tenda e dalla fedele Volvo 460 a metano.

Siamo praticamente alla fine del nostro viaggio in Germania, che ci ha portato dalla Foresta Nera su lungo il Reno e poi fino al Mar Baltico, a Lubecca, per poi tornare a sud fino alla Baviera, dove ci troviamo ora.

Effettivamente da qui la nostra Italia, e la nostra provincia di Vicenza, si vedono con occhi diversi.

Pregustavo già prima di partire la scoperta di un’impostazione più moderna del rapporto tra l’uomo e l’ambiente che si è costruito.

In Germania, nonostante la maggiore densità, la straordinaria monotonia del paesaggio, la scarsità di patrimonio architettonico (causa i bombardamenti della sanguinaria vendetta degli alleati), si vive decisamente meglio che da noi, parlando di qualità della vita.

Non so se utilizzare le poche righe a disposizione per parlarvi dell’abbondanza di isole pedonali, anche nei centri minori.

Oppure se raccontarvi dell’impostazione della viabilità negli insediamenti, effettivamente fatta di circonvallazioni a quattro corsie, alcune strade di penetrazione in cui si è forzati ai 50 Km/h e molte vie di quartiere, unicamente per l’accesso alle abitazioni, che sono “strade 30” non solo perchè qualcuno ci ha messo un cartello, ma perché effettivamente la conformazione della carreggiata obbliga al rispetto della vita domestica.

Potrei forse dirvi di questi stratagemmi dell’arredo della viabilità urbana, di materiali di pavimentazione, di verde urbano (quanto!) e di acqua urbana (quanta!).

Potrei soffermarmi sulla rete dei percorsi ciclabili, spesso fiancheggiante i corsi d’acqua e piacevolmente separata con fasce di verde dalla rete carrabile.

Tantissimi tedeschi fanno le vacanze in bicicletta.

Pensate che quando chiedevo un’indicazione la prima domanda che mi veniva fatta era se dovevo raggiungere la meta in auto o in bici. Se ci pensate ciò significa due cose: che è normale viaggiare per decine e centinaia di chilometri in bicicletta, e che i due tipi di percorsi –carrabile e non carrabile- non coincidono.

Ma forse sarebbe più importante parlare degli investimenti che qui si fanno sulle fonti di energia rinnovabili, o meglio ancora del rispetto americano con cui l’ambiente viene trattato, con godimento della natura stessa, ma anche del paesaggio.

No. Ciò che mi interessa di più trasmettere è il nòcciolo, l’aspetto a monte, il crocevia da cui si dipartono la via italiana e quella tedesca. Ovvero l’insegnamento più importante che ho tratto da questi 4.000 chilometri di viaggio.

Tutto ciò di cui ho accennato è possibile certamente grazie ad un livello più evoluto di società rispetto alla nostra, e cioè ad un fatto culturale.

Ma anche, e anzi, soprattutto, grazie alla presenza di un’amministrazione pubblica forte, oltre che competente, che ha il coraggio e la consapevolezza per compiere le scelte giuste per la collettività che rappresenta, senza che ogni singola scelta debba essere posta sotto l’approvazione di ogni singolo e ignorante (in materia ovviamente) privato.

In Germania è un’epoca oggi di profonda trasformazione dei luoghi urbani, e ciò che già è visibile è il risultato di una rivoluzione. Guai a pensare che da noi non si può perché da noi è un’altra cosa.

Sull’evoluzione cronologica dall’urbanistica pre-industriale, a quella industriale, e infine a quella post-industriale, non si discute. Tutti cioè, anche i tedeschi, sono passati dalla situazione sulla quale siamo piantati noi oggi, prima di superarla.

Ma per attraversare il guado è indispensabile una guida.

E noi, purtroppo, questa guida non ce l’abbiamo.

Ma c’è di peggio: non ce l’abbiamo perché scegliamo di non averla. Il pubblico, signori, non è una spesa inutile. Non è un noioso ostacolo al privato.

Un pubblico forte e con le idee chiare è l’unico, imprescindibile, indispensabile, antidoto al caos.

berlin-pillow-fight-8

Manuel Gazzola

luglio 2005

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