Colin Buchanan

Colin Douglas Buchanan fu un geniale funzionario dell’Impero Britannico.

Nato in India, educato nella madrepatria, cominciò la sua carriera ai Lavori Pubblici in Sudan, finchè a 25 anni tornò definitivamente nella capitale a studiare la pianificazione della Greater London area, ed essere poi adocchiato da Ernest Marples, allora ministro dei trasporti.

Ernest intuì che forse Colin aveva intuito qualcosa di grosso, lo invitò al tè delle 5, e mescolando la tazzina gli disse: “mi interessano le tue predicazioni nei corridoi del ministero; scegliti un team di persone valide e fammi capire qualcosa”.

Cosa aveva capito Sir Colin? Forse la prima pulce gli si era conficcata nell’inconscio da ragazzo, venendo catapultato da Simla all’Hertfordshire.

Magari l’illuminazione era venuta sulla nave che dai villaggi tropicali sudanesi lo portava in vista delle bianche scogliere di Dover.

Sir Colin, ad ogni modo, fu il primo a comprendere quanto l’automobile stava pericolosamente trasformando il territorio di un’Inghilterra spensieratamente affacciata sugli anni ‘60, e che tale fenomeno stava avvenendo fuori da qualsiasi misurazione, né previsione, né progettazione.

Ora, tutto questo era assolutamente inconcepibile per un intelligente funzionario del grande impero britannico, che era stato ottimamente istruito ad analizzare qualsiasi problema fino a trovare l’angolo di osservazione più nitido per progettare la sua soluzione.

Nacque così il testo sacro degli urbanisti contemporanei, “Traffic in Towns, a study of long terms problems of traffic in urban areas”, meglio conosciuto con il molto più accattivante “Rapporto Buchanan”.

Mi limiterò a raccogliervi qualche granello nella spiaggia di illuminazioni geniali che fecero di Sir Colin l’Abramo della “moderazione del traffico”.

1. Buchanan capisce che la struttura viaria sulla quale è impostata gran parte del territorio è basata su necessità passate, quali il viaggiare tra due centri a cavallo o in carrozza, o il raggiungere la fabbrica da parte degli operai dei nuovi quartieri periferici con il tram.

2. Comparvero poi la produzione di massa, il boom del dopoguerra e l’elevarsi del tenore di vita, con una moltiplicazione esponenziale delle automobili private capaci di rendere in pochi anni obsoleto l’intero sistema della circolazione.

3. Così come una fabbrica è progettata per impianti di una certa dimensione, e una scuola per un certo numero di alunni, ogni area urbana deve possedere una capacità di traffico definibile, superato il quale diventa uno slum.

Sir Colin pone domande, ma anche risposte.

4. E’ indispensabile la riprogettazione del territorio secondo uno schema a corridoi e stanze di un ospedale, così che chi va a fare i raggi non debba passare attraverso la sala parto.

5. Questi corridoi urbani devono essere dimensionati e interconnessi come le ramificazioni di un albero, e cioè secondo una gerarchia, perimetrando i super-isolati.

6. Alcune parti di città esistenti potranno essere salvate solo costruendo percorsi su livelli sovrapposti modello pasta-sfoglia.

Scusate l’apnea tecnicista.

Sir Colin ricordava spesso: “La mia auto ha liberato me e la mia famiglia. Per quale ragione questo piacere dovrebbe essere negato alla moltitudine?”.

E cioè: se non si fa una politica di grossi investimenti (e siamo nel 1963), l’unica alternativa è una politica di restrizione del traffico.

buchanan

Manuel Gazzola

Un pensiero su “Colin Buchanan

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