David Engwicht

Chi dovesse vedere per prima volta Davd Engwicht avrebbe il serio dubbio che questo cappellaio matto australiano lo sia davvero… matto.

D’altra parte voi che cosa pensereste se vi imbatteste improvvisamente in mezzo alla strada in un signore vestito come un giullare seduto su un appariscente trono sorridervi e salutarvi.

Ma come spesso si dice c’è un filo davvero sottile tra la pazzia e il genio.

E nel momento in cui osservo ciò che mi circonda dal parabrezza della mia automobile, e cioè altre persone chiuse dentro ad altre automobili attraversare questi luoghi così vuoti e grigi, e tristi, beh, David Engwicht mi fa venire un bel sorriso sulle labbra.

Sapete il titolo del suo libro piu famoso? Mental Speed Bumps, e cioè dossi mentali

David Engwicht si iscrive dentro una storia, che è la storia della moderazione del traffico che prima di lui è passata per Colin Buchanan e Hans Moderman, e che è una storia di progressiva presa di coscienza del fatto che il modo con cui ci spostiamo in automobile è governato in larghissima misura da fattori psicologici.

La quasi totalità degli amministratori e dei tecnici che gestiscono oggi le nostre strade vive ancora oggi, cioè nel 2013, nell’ignoranza di ciò, e a causa di ciò non possiede in alcun modo le competenze per potere risolvere una vasta gamma di problemi che si presentano quotidianamente.

David Engwicht è stato in grado di ricostruire anzitutto un tassello fondamentale dell’evoluzione del degrado delle nostre strade, e cioè che tanto più noi ci ritiravamo dalle nostre strade, e poi dai nostri marciapiedi, e infine dai nostri front yard, tanto più aumentava la velocità di traffico nei luoghi dove abitiamo.

Abbiamo abbandonato le nostre strade certamente perchè non non siamo stati in alcun modo supportati noi come pedoni, ciclisti, ma anzitutto residenti; non si può neppure dire che siamo stati lasciati soli in questa battaglia impari con gli automobilisti, in una giungla selvaggia senza regole in cui vince necessariamente il più forte. Perchè non è andata così: le regole ci sono state: ma tutte a vantaggio del più forte.

La strada è pensata oggi come un luogo per l’automobilista, che impera indiscusso nel suo regno.

Ma i pedoni, i ciclisti e i residenti possono ribellarsi. Ed è a questa ribellione civile che chiama questo filosofo della strada, comunicatore, inventore e artista. Reclamate la vostra strada!

Nessuno aveva mai avuto un approccio così fresco sulla strada, e così distante dal punto di vista della moderazione del traffico, pur perseguendo i medesimi obiettivi.

Bisogna reclamare la strada, e per farlo bisogna costruire luoghi vivi, e comunità vibranti che li abitano. David Engwicht sa per esperienza come riappropriarsi dei propri spazi urbani, perchè è stato lui per primo a farlo, nel 1987. Prima David aveva fatto tutt altro.

Ma quella sera sedeva tra il pubblico di un’assemblea pubblica nella quale veniva illustrato come una nuova strada di traffico avrebbe attraversato il quartiere residenziale nel quale viveva lui a Brisbane.

La strada si chiamava Route 20, e nel giro di una settimana da quella sera David venne eletto portavoce di CART – Citizens Against Route 20. David non voleva solo liberare sé stesso e gli abitanti del suo quartiere da quella minaccia, spostandola altrove. Immediatamente si rese conto che c’era bisogno di cercare soluzioni a lungo termine e valide per l’intera città.

Fu così che nacque tutto.

David Engwicht continua ancora oggi a poggiare nuovi mattoni sulle sue teorie, che sperimenta in tutto il mondo, ma in particolar modo in Australia e Nord America.

David, figlio primogenito di un predicatore gospel itinerante, è un esploratore, un viaggiatore delle sue teorie, e ci sarebbe moltissimo da scrivere sul suo contributo enorme a un mondo che aveva vissuto quasi esclusivamente di progettazione pura.

“La maggior parte dei problemi che abbiamo nelle nostre città sono problemi sociali e culturali. Questi problemi hanno bisogno di essere indirizzati su un livello culturale, e non possono essere risolti semplicemente con la progettazione (…) Noi dobbiamo tornare al fotogramma mentale di quando i cittadini si assumevano la responsabilità di risolvere i loro problemi”.

E allora David ci fornisce una cassetta degli attrezzi: conosiamoci ed incontriamoci, noi che viviamo vicini, e costruiamo un rapporto con gli automobilisti che attraversano le nostre strade, perchè quegli automobilisti non sono alieni venuti da Marte, ma siamo noi nella situazione opposta. Dobbiamo ricostruire le relazioni in strada, e farlo utilizzando la sorpresa e l’ironia, ed inducendo l’attenzione e il rispetto dato dall’eye contact.

David Engwicht non è un visionario che vive in un mondo diverso dal nostro. Anche in Australia c’è lo stesso bisogno di spostarsi che c’è da noi.

Ma è più semplice di come ci ostiniamo a metterla: non è tutto bianco o nero. Non è che facciamo solo il gioco dell’automobilista o quello del residente. E’ solo una questione di equilibrio, e di un equilibrio che sotto pelle, senza che ce ne rendiamo neppure conto, cerchiamo tutti.

Io penso che tutti noi vogliamo un equilibrio un pochino migliore tra il nostro bisogno di spostarci e il nostro bisogno di sentirci a nostro agio e a casa nel luogo dove viviamo.“

Chissà che non ci conosceremo di persona un giorno, David.

david engwicht 2

Manuel Gazzola