Guerrilla Gardening

62054_325382184226016_1669918471_n

_

Un’area verde abbandonata a se stessa. Un’aiuola secca magari piena di mozziconi.

Non ci facciamo neppure caso, perché è una cosa che non ci compete, non è nostra.

E invece no: quell’aiuola è nostra, perché è spazio pubblico.

E allora facciamo qualcosa!

Ecco che nel 1973 nasce a New York Guerrilla Gardening, grazie a Liz Christy e al suo gruppo.

E’ la prima di una serie di realtà contemporanee prevalentemente nate nel mondo anglosassone e poi diffusesi nel mondo, che non hanno la rigidità dei movimenti organizzati, e si sviluppano in modo fluido proprio grazie al loro DNA di iniziativa spontanea.

Guerrilla Gardening ha radici profonde, come quelle dei meleti che costellano le banchine dei canali nel nord dello Utah, nati dai torsoli di mela che 150 anni fa i lavoratori che scavarono quei fossati piantavano alla fine dei loro pranzi.

Era sempre stata una cosa che aveva fatto parte di noi, di noi come uomini: ci siamo sempre presi cura di noi stessi prendendoci cura della nostra terra.

Ma oggi più della metà della popolazione mondiale, che si è trasferita e vive nelle aree urbane, se ne è dimenticata.

Non tutti però.

Pitching in ... guerilla gardeners plant flowers in South London.

Badili, rastrelli, barattoli di semi, sacchetti di concime. Ecco le armi di questi guerriglieri urbani, che si danno appuntamento di notte, e che furtivamente compiono le loro azioni mordi-e-fuggi.

Bisogna stare attenti: se il Comune li scoprisse, questi malfattori che osano mettere mano sugli spazi pubblici senza ordinario permesso, non abbiamo idea di cosa potrebbe accadere…

La presenza di Guerrilla Gardening, attivissima anche in molte città in tutta Italia, è documentata in almeno 30 paesi nel mondo, compiendo migliaia di missioni ogni anno; da quelle più spettacolari come l’Have på en nat (il giardino in una notte) che fu realizzato 1 luglio 1996 dal danese Økologiske Igangsættere e da un migliaio di altre persone che trasformarono appunto in una notte un pezzo di terra vuoto in mezzo alla città di Guldbergsgade; fino a quelle più piccole, come la tenace azione di Silvia di Porto Recanati, che ha piantato e difeso un oleandro nel vuoto lasciato da un cipresso davanti all’ingresso del suo condominio; passando per tutta la gamma delle azioni che coinvolgono un piccolo gruppo di attivisti o anche solo di amici, che hanno scelto questo modo per prendersi cura di un angolino della propria città.

Per chi volesse informazioni su quanto avviene in Italia consiglio il sito www.guerrillagardening.it

pothole_garden_01-614x409