Il centro commerciale naturale

La crisi, la crisi.

Crisi è una parola che viene dal verbo greco krino, che significa separare, cernere, ma in senso più lato anche discernere, giudicare, valutare.

La crisi è o deve essere il momento dell’autocritica, volta ad un ripensamento profondo di quanto già fatto, e contenente i semi del miglioramento.

Nel caso della crisi economica che stiamo affrontando fortunatamente i diversi comparti produttivi non stanno semplicemente ad aspettare le indicazioni del governo (nel momento in cui scrivo tra l’altro siamo privi di qualsiasi governo).

Oggi voglio parlarvi dei commercianti, e più in particolare delle associazioni di categoria che li rappresentano, che in moltissime città italiane, così come avviene nel resto del mondo occidentale, stanno puntando su una nuova forma di integrazione dell’offerta, chiamata Centro Commerciale Naturale.

centro commerciale naturale 2

In Gran Bretagna si chiamano town center management, mentre negli USA sono business improvement district.  E’ incredibile che siano nati altrove prima che da noi, che siamo il paese per eccellenza dei mille centri storici.

Ad ogni modo per fortuna sono arrivati.  Si tratta di un’idea se vogliamo semplicissima.

Noi piccoli negozi di vicinato dobbiamo in qualche modo tentare di resistere alla concorrenza dei grandi centri commerciali.  Come possiamo farlo?  Che caratteristiche ci contraddistinguono rispetto a loro?

La risposta sta certamente nella localizzazione:  i centri cittadini sono luoghi potenzialmente molto attrattivi per la cittadinanza, a patto di fare una corretta politica della mobilità e della riqualificazione urbana.

La gente deve potere arrivare, e poi deve potere spostarsi su spazi ampi e sicuri, sedersi, chiacchierare amabilmente, esattamente come già avviene in diverse nostre città, in particolare quelle più grandi.  Ma in realtà un qualunque centro minore può adottare questa strategia.

centro commerciale naturale 3

Niente paura, nella maggiorparte dei casi non si tratta di pedonalizzare, ma di lasciare accedere solo chi deve arrivare qua e tornare da qua a casa sua, eliminando il bulimico traffico di transito.   Si tratta di migliorarla anzi quell’accessibilità, potenziando la sosta e i percorsi ciclo-pedonali che da quel centro devono diramarsi in tutte le direzioni.  Si tratta di studiare bene il carico-scarico per le forniture alle attività commerciali.

E poi si tratta di marketing: marchio unico, totem interattivi, carte fedeltà, eventi e spettacoli di vario genere tutto l’anno.

Bisogna insomma fare tornare a vivere quel luogo come il primo luogo d’incontro e di scambio della comunità, esattamente come avveniva fino agli anni ’50.

Ho accennato alla politica a inizio articolo: fortunatamente la politica locale, soprattutto quella regionale, in questo caso non è stata a guardare.   Bandi che assegnano contributi per la redazione di programmi integrati per la realizzazione di centri commerciali naturali sono già usciti negli ultimi anni nella maggior parte delle regioni italiane, purtroppo con molti pochi soldi a disposizione.  Ma è già qualcosa.

Ad ogni modo, resto convinto che le cose migliori possano essere fatte anche con pochi soldi, se ci sono buone idee e capacità di fare rete.

Buon centro commerciale naturale a tutti.

centro commerciale naturale

Manuel Gazzola

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