Reclaim The Streets

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Sono passati 11 anni da quando la giornalista canadese Naomi Klein pubblicò il suo primo libro, un vero e proprio bestseller, “No Logo ”, ritenuto da molti IL manifesto per antonomasia del movimento no-global. Undici anni fa non erano ancora crollate le Torri Gemelle e chi manifestava contro la globalizzazione e la voracità del capitalismo lottava contro un mercato in crescita e dalla fortissima espansione. In quel libro di Naomi Klein ho letto per la prima volta del movimento “Reclaim the Streets”.

Nato nell’autunno del 1991 a Londra, si caratterizzò fin da subito per la sua vocazione ambientalista. I rappresentanti del movimento si opponevano all’aumento costante di veicoli privati immessi sulle strade inglesi, alla costruzione di tratti di tangenziali e autostrade che tagliavano a metà quartieri da radere al suolo per la volontà delle lobby di turno.

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RTS (Reclaim the streets), si ingrandì per la prima volta intorno alla battaglia contro la tangenziale M11. “La tangenziale M11 doveva collegare Wanstead ad Hackney nella zona orientale di Londra. Per costruire questa tangenziale, il dipartimento dei Trasporti doveva demolire 350 case, far traslocare migliaia di persone, passare attraverso una delle più antiche foreste londinesi e devastare un’intera comunità per far spazio a una lingua di cemento a sei corsie del costo di 240 milioni di sterline, il tutto per poter risparmiare sei minuti di viaggio in macchina” disse John Jordan di Rts, secondo quanto riportato nel libro “No Logo”.

Nello stesso periodo della protesta, in Gran Bretagna venne approvato il Criminal Justice and Public Order Act, una legge che, criminalizzando i manifestanti, diede loro linfa vitale per riorganizzarsi e unirsi ad altre sottoculture urbane come quelle del mondo rave allora neo-politicizzato e quello degli squatter. In questo contesto, nacque la storica protesta di Claremont Road , risalente al 1994. Visto che la città di Londra aveva bellamente ignorato le proteste dei residenti del quartiere che sarebbe stato parzialmente demolito per fare spazio alla M11, un gruppo di artisti attivisti, con lo scopo di bloccare i bulldozer, occupò la Claremont Road, East London, in un modo del tutto originale.

claremont road1 Naomi Klein, Reclaim the Streets, Occupy Wall Street e altre storie

Portarono divani e pezzi d’arredamento in mezzo alla strada, dipinsero un’enorme scacchiera sull’asfalto e “collocarono falsi tabelloni sullo sviluppo delle aree periferiche davanti agli edifici destinati alla demolizione con la scritta: <<Benvenuti a Claremont Road – Case ideali>>”.

A vedere adesso le foto di quella protesta, sembra un po’ di guardare un libro di fiabe. Una comunità di persone, ovviamente strambe, lavorava insieme per tenere in piedi l’intera via occupata, con pochi conflitti interni, tutti uniti per combattere il cattivo della situazione, quella tangenziale forse neanche tanto necessaria. Televisori appesi ai rami degli alberi, stravaganti sculture in ogni dove, vecchie macchine abbandonate utilizzate come fioriere, mentre il caffè all’angolo serviva cibo vegetariano. Ma lo scenario più assurdo è quello dell’enorme rete che i ragazzi riuscirono a stendere sopra i tetti e gli alberi, che permise loro di sfuggire alla polizia e alle loro incursioni per mesi interi, senza considerare l’altissima e imponente impalcatura costruita come una torre di vedetta.

(…)

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A  proposito dello scopo del loro movimento, sempre Naomi Klein scrisse “L’automobile, spiegano i sostenitori di Rts, è soltanto un simbolo, la manifestazione più tangibile della perdita di spazio pubblico, di strade per i pedoni e di luoghi in cui potersi esprimere liberamente. Invece che limitarsi a protestare contro l’uso delle automobili <<Rts ha sempre cercato di portare la questione automobili-trasporto a un livello di critica sociale… nell’ideale di una rivendicazione dello spazio per un uso collettivo, come proprietà comune>>”.

Miriam Goi

tratto da Lo sgamato,  “Naomi Klein, Reclaim The Street, Occupy Wall Street e altre storie”

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Post condiviso da Manuel Gazzola di Corti Urbane

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