Andrea Colaiacono: da Roma a Brisbane

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Ho conosciuto Andrea in rete grazie alla comune occupazione e direi anche passione, la mobilità.

Direi che la principale differenza tra me e Andrea è che… lui sta in Australia.  Ho deciso di fargli un paio di domande, e ne è uscita una cosa credo veramente interessante per chiunque sia interessato al modo in cui dovrebbero essere gestiti gli spazi pubblici.

Ciao Andrea, che cosa fai in Australia?
Lavoro in una società di pianificazione e modellazione stradale
In pratica cerchiamo di capire se vale la pena costruire un’infrastruttura con orizzonti temporali abbastanza lunghi (anche oltre i 20 anni)


20 anni? Un mondo un pò diverso dal nostro
Si abbastanza, qui si cerca di capire se un investimento, oltre a portare profitto, porta vantaggi anche alla cittadinanza. Quindi si tiene conto dei piani di sviluppo della popolazione e dell’industria in modo da rispondere in anticipo in modo appropriato.


Che genere di vantaggi?
Nel mio campo d’azione il principale metro di giudizio è la congestione e quindi il tempo che si perde negli spostamenti.
Ovviamente l’obiettivo è quello di minimizzarlo.

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Certo. Ho visto nel tuo video che la mobilità a Brisbane funziona molto bene. So che tu sei di Roma…
Si, io sono di Roma. Dove la mobilità non è esattamente un eccellenza.
Ovviamente la storia dei due posti è completamente diversa: Roma è nata 3000 anni fa, Brisbane è nata quasi insieme all’automobile.
Ciò nonostante, non sembra che la pianificazione della periferie di Roma abbia preso in seria considerazione la presenza dell’automobile.


In che senso?
Nel senso che lo sviluppo della città è continuato secondo canoni storici prestabiliti senza considerare le nuove necessità di spazio e convivenza tra auto e altri modi di trasporto.


Ho capito. E a Brisbane invece, se dovessi indicare 3 carte vincenti per l’efficienza del sistema mobilità?
1 gerarchia ben definita delle infrastrutture;
2 un sistema di trasporto pubblico frequente ;
3 integrazione del sistema pubblico e privato con frequenti ed efficaci parcheggi di scambio.

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Ho visto nel tuo video quanto il tema dell’intermodalità sia considerato centrale e quindi curato. Per la tua percezione, la gente usa la bicicletta più o meno che da noi?
In Italia l’uso della bicicletta è molto variabile da regione a regione, in generale diminuisce muovendosi verso sud.
Un altro elemento da considerare qui sono le distanze, che anche in ambito cittadino sono molto più estese rispetto alla media italiana.
In ogni caso posso dire che negli orari di punta c’è un buon traffico di biciclette, questo vuol dire che le persone usano la bicicletta per andare e tornare da lavoro.
Non parlo di percentuali, perchè come dicevo prima Brisbane si è sviluppata con l’automobile e quindi resta comunque il principale mezzo di spostamento.

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Quindi anche gli Australiani, come noi, sono abituati a spostarsi anzitutto con l’automobile. Mi rendo conto che sei a Brisbane da pochi mesi, ma secondo te è una questione legata alla necessità, a causa delle distanze, o è anche – come per noi – un fatto di abitudine e di mancata sicurezza dell’utente debole?
La sicurezza non è assolutamente un problema in ambito urbano.
In realtà la differenza risiede nella distribuzione dei servizi, mi spiego.
In Italia storicamente negozi e servizi sono sparsi in tutta la città e le distanze tra di loro sono facilmente copribili a piedi o in bicicletta.
Qui invece c’è una netta separazione tra zone residenziali e centri commerciali (nel senso di negozi, ma anche uffici)
Quindi in genere lo spostamento in macchina è casa parcheggio (capiente) e poi gli spostamenti tra i servizi si fanno a piedi.

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Chiaro. Credi che gli Australiani amino spostarsi a piedi?
Nella misura in cui possono farlo. La domanda in realtà è la seguente: esiste una cultura dello spazio pubblico come di una risorsa sociale per la collettività? Le persone amano vivere gli spazi pubblici, o in realtà – fondamentalmente – li utilizzano?
Definitivamente amano vivere gli spazi pubblici, ti basti pensare che in quasi tutti i parchi cittadini è presente almeno un barbecue pubblico questo non solo viene utilizzato, ma viene lasciato pulito per il prossimo utente quindi si vive e soprattutto si rispetta lo spazio pubblico.
Qui il parco è l’equivalente della nostra piazza.
Credo che sia necessaria questa specificazione per capire che il parco non è solo il nostro ‘giardinetto’.


C’è più verde pubblico quindi, e più attenzione al verde pubblico…
Si, ogni quartiere ha almeno un parco, con spazi per grandi e piccoli, con ampi spazi di erba, ma anche alberi.
Credo di non aver ancora visto una strada senza alberi ai lati, e inoltre tra la strada e il marciapiede c’è una striscia di erba.
Sembra poco, ma nel complesso il grigio del cemento viene molto molto ridotto.


Non è poco per niente a mio modo di vedere.
Accennavi prima alle zone residenziali, e prima ancora ad una forte gerarchia delle infrastrutture. Le strade delle zone residenziali sono gestite diversamente che in Italia?
Decisamente si: l’immissione nella zona residenziale è evidenziata da una pavimentazione rossa bordata di giallo all’interno delle zone residenziali ci sono forti attenuatori di traffico (non i dossi), aiuole alberate che creano chicane e sensi unici alternati, attraversamenti rialzati.

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Mi fai venire voglia di venire in Australia. Tu sai che non è così facile promuovere la riorganizzazione delle zone residenziali in effettive isole ambientali qui da noi…
Si lo so, purtroppo anche io ho provato senza successo a promuovere una riorganizzazione degli spazi pubblici volta ad una maggiore vivibilità. La visione comune è che per migliorare la viabilità si debba velocizzare, mentre invece è il ritorno a velocità umane che consentirebbe di vivere in maniera più rilassata.
Ecco questa è una fatto bene presente qui in Australia, dove il tempo umano è preso in seria considerazione (e non solo negli spostamenti).


Spiegati meglio…
Si in pratica si cerca di rimuovere lo stress invece di crearlo. Un modo per fare questo è appunto ridurre la frenesia. Quante volte quando si è agitati ci viene consigliato di fermarci e respirare?
Ecco qui non hanno bisogno di fermarsi a riprendere fiato perchè sono in generale più rilassati, corrono meno per strada, non si spendono ore nella ricerca di parcheggi, i pedoni e i ciclisti hanno i loro spazi e non rischiano la vita ad ogni attraversamento.

Ok, dimmi se ho capito bene: in Australia è considerato importante non essere stressati; ed è pure considerato che sullo stress incida considerevolmente il modo di spostarsi per strada e più in generale il modo in cui sono fatti gli spazi pubblici. E’ così?
Si direi che in generale si presta attenzione al benessere umano sotto i diversi aspetti e questo si riflette anche sul modo di progettare gli spazi pubblici.

Si vive bene in Australia insomma…
Decisamente si

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Tu credi che teoricamente l’Italia, sempre restando sul piano delle cittá, potrebbe raggiungere il livello di qualitá Australiano, o addirittura per alcuni versi superarlo?

La risposta è senza dubbio si. La forza delle città Italiane è che nascono come città pedonali (la macchina non esisteva completamente!) quindi le residenze e i servizi sono storicamente localizzati in modo da poter essere raggiunti a piedi o se vogliamo in bicicletta.
Si tratta di recuperare questa dimensione e non spaventarsi di “rallentare” un po’. Purtroppo però oltre ad un problema di ordine amministrativo (la volontà politica) c’è anche un problema di ordine sociale in quanto l’automobile viene vista come status simbol.

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C’ è un problema culturale da parte nostra quindi… C’è da dire però che il territorio è male infrastrutturato. Ad esempio, dicci qualcosa che possa farci capire come funzionano i mezzi pubblici e quanto vengono usati dagli Australiani

Sì, secondo me il problema culturale è il maggior ostacolo ad un reale cambiamento.
Riguardo i mezzi pubblici posso parlare solo della città di Brisbane, perchè ancora non ho avuto modo di “esplorare” l’interno.
Partiamo da quello che secondo me è un difetto: anche qui le linee di autobus e ferroviarie sono radiali cioè sono tutte rivolte verso il centro. Questo è anche il modello di Roma. La differenza principale è che le frequenze qui sono molto elevate il che consente di avere mezzi “vivibili”anche nelle ore di punta.
Inoltre l’intermodalità è presa in seria considerazione e quindi le stazioni ferroviarie sono ben connesse anche con terminal di linee bus e hanno dei parcheggi capienti.
Questo rende molto più semplice recarsi in macchina alla stazione più vicina e poi usare i mezzi pubblici.
La mia esperienza Romana è ben diversa, posso parlare molto bene dell’Anagnina dove c’è la metropolitana e linee autobus urbane ed extraurbane e un parcheggio per lo scambio.
Purtroppo però è praticamente impossibile trovare un parcheggio dopo le 7.30 di mattina. Questo non incoraggia certo a lasciare la macchina in periferia ed andare in centro con la metro!
Non dico che qui si trovi parcheggio in 2 minuti, ma la mia esperienza finora non supera i 5.


I parcheggi sono a pagamento?
Questa è una bella domanda, si ci sono i parcheggi a pagamento. La differenza con l’Italia è che non sono utilizzati (solo) per fare cassa, ma si seguono strategie per limitare l’uso dell’auto in centro dove il costo del parcheggio è molto più elevato che nelle zone più esterne. Inoltre, fuori dal centro è comunque più semplice trovare parcheggi gratuiti.


Sulle strade c’è altrettanta segnaletica come da noi?
Sicuramente ci sono meno pali soprattutto in città.
Non posso dire che effettivamente ci siano meno segnali, ma la cosa che ho notato subito è che i pali vengono sfruttati meglio. Ad esempio il palo del semaforo viene usato per più lanterne e se serve anche per segnali (divieto di svolta etc). Questo riduce un altro inquinamento, meno conosciuto, che è appunto quello da pali.

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In che modo credi che incida questo sul modo di usare e vivere le strade?
Non essendo un particolare amante degli slalom, a me ha semplificato di molto la vita.
Inoltre avendo un figlio in età da passeggino avere abbastanza spazio per camminare senza fare acrobazie è un notevole incentivo ad uscire con lui a piedi.


Slalom intendi come ciclo-pedone?
Si certo.


Ok. E la segnaletica orizzontale?
La segnaletica orizzontale è molto utilizzata e vengono utilizzati anche colori, in particolare rosso e giallo per le zone residenziali e verde per le piste ciclabili (solo la parte vicino agli stop).


Intendi che per ogni stop c’è una fascia di arresto per i ciclisti davanti a quella per i veicoli oppure intendi solo l’estremità della pista in approdo ad un intersezione?
Le intersezioni hanno le linee guida e secondo me questo aiuta a fluidificare il traffico e rendere più chiare le manovre consentite. Peccato che i progettisti italiani abbiamo dimenticato che anche in Italia è consentito usare le linee guida.
Dipende dallo stop, credo che abbiano adottato soluzioni differenti a seconda del flusso di auto e di bici.
Ci sono entrambe le soluzioni. Anche questo denota una particolare attenzione a cosa è utile e non solo a cosa è bello o “fa scena”.


In genere il comportamento medio di guida dell’australiano è diverso da quello dell’Italiano?
Completamente, prima di tutto è molto difficile sentire un clacson. Sono molto pazienti. Non posso fare paragoni con la velocità perchè in città ci sono strade con limite 60km/h. D’altra parte in autostrada il limite massimo che ho trovato è 110km/h in generale rispettato.
Tornando al comportamento in città, anche i pedoni si comportano bene ed attraversano dove consentito. Ognuno rispetta le proprie regole e finora non ho avuto nessun problema.


Vorrei proprio chiudere sul problema culturale, e in particolare sul modo in cui come dicevamo sopra gli italiani concepiscono la strada e più in genere lo spazio pubblico. Credo sia questo il nodo cruciale da sviscerare per capire come trasformare le cittá Italiane in cittá addirittura migliori di quelle Australiane, sui piani della funzionalità e della vivibilità.
Eccola qua allora la domanda da 100 milioni di dollari (Australiani): che cosa hanno capito gli Australiani che ancora non abbiamo capito noi Italiani?

Io credo che gli Italiani abbiano perso l’attenzione al futuro, la mia impressione e’ che si cerchi di ottenere poco e subito invece che molto molto di piu’ tra qualche tempo.

La cosa a mio avviso piu’ incredibile e’ che nella maggioranza dei casi potremmo vedere noi stessi i frutti di una maggiore collaborazione e vita comune. Bastano pochissimi anni per migliorare lo spazio pubblico (viabilita’ e verde ad esempio) e probabilmente non piu’ di 10 per rieducarci a vivere condividendo (e non contendendo) lo spazio pubblico.

Qui in Australia molto semplicemente si mantiene quello che c’e’ cosi’ che sia possibile continuare ad utilizzarlo e a godere dei servizi.


Grazie mille Andrea, in bocca al lupo per tutto e restiamo in contatto.

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Post condiviso da Manuel Gazzola di Corti Urbane