SpreK.0. Vecchi spazi reinventati

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Un Forte Umbertino, adesso è una galleria d’arte. Ex Officine ormai chiuse sono diventate uno spazio di coworking e di piccole imprese private manifatturiere. Pezzi di ferrovia dimenticati sono diventati percorsi per una mobilità senza inquinamento. In Italia, in tutte le Regioni e non solo in quelle più “ricche”, sono ormai tantissimi i progetti per riutilizzare spazi pubblici e privati in stato di abbandono. Quello che all’inizio facevano gli “squat” occupando pezzi di patrimonio abbandonato, negli ultimi anni è diventato uno strumento considerato utilissimo per evitare di consumare altro suolo: invece di costruire ex novo, meglio usare quello che c’è già.

Il Festival contro lo spreco. Adesso a mappare la rete delle esperienze più avanzate ci ha pensato Cittadinanzattiva nel rapporto “Disponibile!” che sarà ufficialmente presentato al II Festival contro lo spreco (“SpreK.O.”) che si è svolto a Spoleto dal 5 al 7 giugno. Trentatre progetti in cui il più delle volte semplici cittadini, altre volte associazioni e in qualche caso istituzioni hanno inventato modi per rivitalizzare edifici e spazi abbandonati: ex caserme, mercati, scuole, ospedali, interi borghi.

Troppi edifici abbandonati. L’Italia è un paese che più di altri conta questo genere di “eredità”: “In parte per le profonde trasformazioni produttive, che sono comuni anche ad altri Paesi”, spiega Adriano Paolella, direttore scientifico del progetto ‘Disponibile!’, “ma anche per alcune caratteristiche nazionali: la scarsa lungimiranza di alcuni interventi pubblici e la notevole quantità di edifici inutili e sovradimensionati già al momento della costruzione”. Il più delle volte accade che questi edifici vengano lasciati marcire, in attesa che le amministrazioni diano il permesso di abbatterli per costruire qualcosa di nuovo. Succede anche però che o amministrazioni più sensibili, o cittadini intraprendenti, decidano di riutilizzarli e molto spesso il risultato è positivo.

Dalle cascine di Milano al fortino di Reggio Calabria. A Milano, per esempio, esistono più di 100 cascine che sono una testimonianza della vocazione agricola della zona. Attualmente sono 64 quelle recuperate, da vari soggetti, e dal 2013 è partito un progetto che è sfociato in una vera e propria associazione che mette in rete queste esperienze: a Cascina Gerola sta per nascere un avanzato progetto di co-housing, a Cascina Cavriano si fa produzione agricola e c’è anche un agriturismo e una bottega, a Cascina Bellaria si fanno progetti per l’integrazione lavorativa di ragazzi con disabilità. In pochi anni questi luoghi, percepiti dalla cittadinanza come “ruderi” sono diventati posti in cui passare le domeniche e realizzare iniziative sociali.

A Roma le Officine per la manutenzione dei treni notte nel 2012 sono state dismesse. Si sono attivati però i lavoratori in cassa integrazione, insieme al centro sociale Strike e alla Rete Casalbertone. Ispirandosi al modello delle fabbriche recuperate argentine, uno spazio candidato a diventare il prossimo luogo-fantasma di periferia si è trasformato in un luogo di lavoro: molti ex reparti per la manutenzione sono diventati officine in piena regola, dove lavorano diversi artigiani (tappezzeria, saldatura, lavorazione metalli) mentre gli ex uffici amministrativi sono diventati un coworking.

Sila 2009

In Puglia è stata la Regione a prendere l’iniziativa con un bando per la riutilizzazione degli spazi pubblici abbandonati. Attraverso procedure di evidenza pubblica sono stati affidati “laboratori urbani” a imprese sociali. Così ora ad Alberobello un ex asilo comunale è uno spazio di produzione musicale. Ad Andria una ex centrale elettrica nel centro storico è diventata uno spazio di produzione artistica, con un coworking e un bar. Un esempio di collaborazione tra enti profit ed enti non profit è invece il Parco Ludico Tecnologico Ambientale “Ecolandia” sulla collina di Arghillà, frazione di Reggio Calabria: il Parco, che oggi offre sale multimediali e gallerie espositive, sorge dentro un suggestivo fortino che fa parte di ben 22 fortificazioni costruite dal 1894 al 1914 sullo stretto di Messina, quando l’Italia voleva difendersi dai Francesi impegnati nell’espansione in Tunisia.

Lo “Sblocca Italia” apre le porte al riuso. Le possibilità di sviluppo sono enormi, perché si stima che siano circa due milioni gli edifici abbandonati, 1.700 le stazioni ferroviarie che le FS stanno concendendo in contratti di commodato d’uso, 4 milioni e 300mila i metri cubi delle caserme che la Difesa sta per mettere in vendita. Il punto è che non sempre la legislazione aiuta, e spesso la burocrazia mette i bastoni tra le ruote a chi avrebbe in mente progetti di riutilizzo di questi spazi. Intanto Cittadinanzattiva plaude all’approvazione degli emendamenti all’articolo 24 dello Sblocca Italia – perorati proprio dall’associazione – che prevedono la possibilità anche per i cittadini di presentare progetti di riutilizzo di immobili e aree inutilizzate. “Censire e mettere in rete le realtà che si occupano di recupero e riutilizzo di immobili e aree abbandonate è una grande occasione per costruire un patto di fiducia fra cittadini e istituzioni e un modo concreto per tutelare l’ambiente, perché si evita il ricorso alla cementificazione selvaggia”, dice Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. “Alle istituzioni, ancora troppo spesso spaventate dalle iniziative civiche, chiediamo di favorirle e promuoverle come affermato dal principio di sussidiarietà”.

L’Italia è un paese che più di altri conta questo genere di “eredità” ma il più delle volte accade che questi edifici vengano lasciati marcire, in attesa che le amministrazioni diano il permesso di abbatterli per costruire qualcosa di nuovo. Succede anche però che o amministrazioni più sensibili, o cittadini intraprendenti, decidano di riutilizzarli e molto spesso il risultato è positivo.

Le possibilità di sviluppo sono enormi, ma non sempre la legislazione aiuta, e spesso la burocrazia mette i bastoni tra le ruote a chi avrebbe in mente progetti di riutilizzo di questi spazi.

da Repubblica.it. Da Milano a Reggio Calabria, come ti riutilizzo il “rudere”. 05.06.2015

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Post condiviso da Manuel Gazzola di Corti Urbane